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La decisione sul price cap slitta a ottobre

Da fonti diplomatiche si apprende che la proposta presentata dalla Commissione Europea di introdurre un tetto al gas russo verrà affrontata in ottobre, in occasione di uno dei due vertici tra capi di Stato e di governo europei già in programma il 6 e 7 a Praga, e il 20 e 21 a Bruxelles. La richiesta di Ursula von der Leyen di introdurre un tetto di prezzo massimo ha già riscontrato il favore del premier olandese Mark Rutte e della commissaria europea per l’Energia Kadri Simson. Anche sul taglio dei consumi elettrici, secondo il ministro ceco dell’Industria Josef Sikela, si potrebbe adottare un approccio simile a quello del gas, e la commissaria Simson prevede la riduzione del consumo elettrico nelle ore di picco.

L’estrema volatilità dei prezzi di elettricità e gas minaccia l’esplosione dei margin call, i fondi extra per coprire i pagamenti legati alle coperture: le società energetiche sono infatti subissate di richieste d’integrazione dei margini di garanzia, che hanno superato 1.500 miliardi di euro. In caso di insolvenza potrebbero saltare anche le clearing house, le garanti di tutti i contratti stipulati nel mercato per limitare il rischio di inadempimento delle transazioni. Oltre al caro bollette si teme quindi lo shock energetico che, dopo aver scosso i mercati europei di gas ed elettricità, potrebbe renderli epicentro di una crisi sistemica simile a quella provocata dal crac di Lehman Brothers nel 2008.

La presidente ha detto che le sanzioni a Mosca resteranno, poiché è il momento di mostrare determinazione. Ha aggiunto che, sul buon esempio dei Paesi baltici, in tutta Europa dobbiamo sbarazzarci della dipendenza dal gas russo – oggi le forniture dalla Russia sono già scese al 9% rispetto al 40% del 2021. Ha invocato più flessibilità agli Stati sui loro percorsi di riduzione del debito, più responsabilità a rispettare gli accordi, e più semplicità per le regole da seguire nel Patto di stabilità. Infine, ha indicato la necessità di “aprire lo spazio per investimenti strategici e dare ai mercati finanziari la fiducia di cui hanno bisogno”.

Un risparmio del 10% sul consumo elettrico – del 5% nelle ore di punta – fino alla fine di marzo 2023, e una tassa del 33% sui profitti straordinari (cioè che superano del 20% la media degli ultimi tre esercizi fiscali) delle compagnie di combustibili fossili come petrolio, gas, carbone: ecco ciò che chiede Bruxelles, oltre a un limite di 180 euro/MWh al prezzo delle tecnologie inframarginali come le rinnovabili e il nucleare. I ministri dell’Energia UE discuteranno a fine settembre questa proposta, mentre la grande riforma per disaccoppiare il prezzo del gas dal resto delle fonti energetiche arriverà a fine 2022. L’obiettivo della Commissione europea è ridurre il consumo di gas di 1,2 miliardi di metri cubi durante l’inverno, e di utilizzare le aliquote raccolte sui profitti straordinari delle società elettriche per coprire la bolletta energetica dei gruppi più vulnerabili.

È il secondo aumento dopo quello di luglio dello 0,50%. Il nemico da abbattere è l’inflazione, che ad agosto ha toccato il record di 9,1% (nei Paesi baltici supera il 20% da mesi). Adesso l’inflazione è così attesa: 8,1% nel 2022, 5,5% nel 2023 e 2,3% nel 2024. La decisione presa avrà ripercussioni anche sui mutui che avranno rate più care, sulle borse che dopo una reazione tranquilla stanno calando, e sui titoli di Stato europei. La presidente Christine Lagarde afferma la determinazione della BCE a riportare l’inflazione al target 2% nel medio termine, adottando le misure necessarie meeting by meeting. La BCE ha tagliato anche le stime del Pil dell’Eurozona: nello scenario base prevede una stagnazione fino al primo trimestre 2023, in quello peggiore – che prevede l’interruzione totale delle forniture di gas russo – una recessione nel 2023. Lo scudo anti-spread è disponibile per contrastare dinamiche di mercato negative e ingiustificate per i Paesi dell’area euro, e per preservare la stabilità dei prezzi.

16 September 2022 Share