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Energy Update 3 – La crisi energetica è davvero alle spalle?

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Energy Update 3 – La crisi energetica è davvero alle spalle?

Energy Updates
by Energia Corrente × eNextGen
I dati, i trend e le notizie che contano davvero per capire il mondo dell’energia.

Nel primo numero di questa rubrica, dedicato al bilancio elettrico 2025, osservavamo come in Italia il solare fosse la tecnologia in più rapida crescita, pur partita più lentamente rispetto al resto d’Europa. I dati di Terna relativi a maggio 2026 confermano che quell’accelerazione prosegue, ed è un buon punto di partenza per una domanda che l’attualità geopolitica rende tutt’altro che astratta: quanto, e quanto in fretta, le rinnovabili e l’elettrificazione riducono l’esposizione di un paese agli shock del petrolio?

Il fotovoltaico italiano continua a correre

Perché un aggiornamento sul solare parla di Hormuz

Solo qualche giorno fa sembrava arrivato l’annuncio che molti attendevano: la riapertura dello Stretto di Hormuz – da cui prima del conflitto transitava circa il 20% dell’offerta energetica mondiale – e un’intesa che avrebbe dovuto chiudere la fase più acuta della crisi. I mercati hanno reagito in fretta, con il prezzo del petrolio in calo di circa il 20% dai massimi del 2026, e si è fatta strada la lettura secondo cui ci si è spaventati troppo. È una conclusione che gli ultimi giorni hanno ormai definitivamente smentito: la tregua di 60 giorni tra USA e Iran è già venuta meno. L’intesa temporanea rinviava a una fase negoziale successiva le questioni più delicate, ma un accordo definitivo non è mai stato sottoscritto.

Si tratta soltanto dell’ultimo di una lunga serie di annunci sulla fine del conflitto che si sono scontrati con la complessità della realtà geopolitica attuale. Sul tavolo resta inoltre un nodo strutturale: se la riapertura continua a dipendere dal consenso iraniano, Teheran acquisisce una leva permanente, in grado di influenzare gli equilibri regionali e le dinamiche del commercio internazionale. L’Iran ha già iniziato a riscuotere service fees sul transito – un’ipotesi che l’agenzia marittima dell’ONU ha definito un “precedente pericoloso”, non essendoci alcun accordo internazionale che consenta pedaggi sul transito negli stretti. Il sollievo immediato, come avevamo anticipato nello scorso Energy Update, non arriva tanto da nuovi barili quanto dal venir meno della pressione sulle scorte strategiche, da cui si era attinto in misura eccezionale (un rilascio coordinato di circa 400 milioni di barili).

Il punto è proprio questo. Fine delle ostilità e fine della crisi non sono la stessa cosa, e per le imprese energivore la vulnerabilità messa a nudo da Hormuz non si chiude con un comunicato – tanto meno con un comunicato che continua a slittare. La sola leva che la riduce in modo strutturale è ridurre il petrolio nel sistema: ed è esattamente ciò che misurano i dati Terna. Ogni quota di domanda – elettrica e, soprattutto, di mobilità – che si sposta dal greggio all’elettricità prodotta da fonti come il solare è una minore esposizione alle rotte più sensibili. Lo documentano le analisi indipendenti di Ember: già nel 2025 i veicoli elettrici hanno permesso un risparmio di petrolio comparabile alle esportazioni annuali del Qatar attraverso lo Stretto di Hormuz.

L’Asia: accumula greggio, ma si elettrifica

Il caso più istruttivo è quello asiatico, e non riguarda solo la Cina. Pechino ha agito da grande accumulatore: nel 2025 le importazioni di greggio hanno toccato un record di circa 11.6 milioni di barili al giorno, con un accumulo nelle riserve strategiche che oggi le garantisce margine di manovra di fronte a nuove tensioni.
Ma la Cina è anche, di gran lunga, il primo produttore mondiale di pannelli solari e auto elettriche: senza quella corsa all’elettrico, la sua esposizione allo shock di Hormuz sarebbe oggi sensibilmente maggiore. Lo stesso doppio movimento si legge, in scala diversa, nel resto della regione. Il nuovo Southeast Asia Energy Outlook 2026 dell’IEA fotografa una dipendenza ancora marcata: il Medio Oriente copre il 60% delle importazioni di greggio del Sud-Est asiatico.

L’area, pur con il 9 % della popolazione mondiale, varrà quasi un quinto della crescita della domanda globale di energia al 2035, e la sua bolletta da import di combustibili fossili potrebbe più che triplicare entro il 2035 senza cambiamenti strutturali.

Ma il report registra anche l’altra metà della storia:

  • La capacità rinnovabile installata (120 GW nel 2024) è attesa quasi triplicare entro il 2035.
  • Le vendite di auto elettriche sono più che raddoppiate nel 2025 (circa 500’000 unità, quasi il 20% del mercato).
  • Le Filippine sono diventate nel primo trimestre 2026 la seconda destinazione delle esportazioni solari cinesi.

In altre parole: la regione più esposta a Hormuz è anche tra quelle che stanno costruendo più in fretta l’alternativa. La crisi, scrive l’IEA, è insieme uno stress test e un acceleratore.

Cosa osservare ora

Sul piano strutturale, i dati di Terna indicano una direzione sempre più chiara: più solare, più elettrificazione, minore dipendenza dalle rotte fossili più esposte alle tensioni geopolitiche. Per questo, accanto al monitoraggio quotidiano della crisi – dal consolidamento dell’intesa ai flussi fisici e alle mosse dei grandi detentori di scorte – vale la pena osservare anche i numeri che raccontano la trasformazione in corso: ogni GW di rinnovabili installato e ogni veicolo elettrico aggiunto al parco circolante rappresentano un grado di libertà in più conquistato in vista della prossima tensione geopolitica.

Perché, se sulla crisi è ancora presto per dichiarare la fine dell’emergenza, sulla direzione di marcia del sistema energetico la traiettoria appare ormai piuttosto chiara.

Fonti:

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26 Giugno 2026 Share