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Energy Update 4 – Caldo estremo, energia sotto pressione

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Energy Update 4 – Caldo estremo, energia sotto pressione

Energy Updates
by Energia Corrente × eNextGen
I dati, i trend e le notizie che contano davvero per capire il mondo dell’energia.

In questo numero, realizzato con il contributo della fisica, meteorologa e climatologa
Serena Giacomin, direttrice scientifica di Italian Climate Network, analizziamo il legame
tra le ondate di calore dell’estate 2026 e il funzionamento del sistema elettrico.

L’estate 2026 mostra come le ondate di calore agiscano contemporaneamente su domanda, offerta e prezzi dell’elettricità.

Perché il susseguirsi ravvicinato di quattro ondate è più significativo del singolo record assoluto?
“Un singolo record assoluto, per quanto significativo, può in parte rientrare nella normale variabilità meteorologica intrinseca all’atmosfera: è un evento isolato e resta tale. Avere invece quattro ondate di calore entro la prima decade di agosto, nella stessa stagione, come nell’estate 2026, racconta qualcosa di diverso: è descrivibile come un cambiamento sistemico, che genera una serie di impatti concatenati tra loro. Il susseguirsi ravvicinato di ondate di calore mette sotto stress la vegetazione e le risorse idriche, con un aumento dell’evapotraspirazione che porta la vegetazione in sofferenza e l’agricoltura in difficoltà. Cresce anche il rischio incendi, si riduce la disponibilità d’acqua e si aggrava la questione energetica, tra picchi di domanda e riduzione dell’offerta, come raccontate in questo articolo”.

Come si distingue correttamente un evento estremo da un trend climatico?
“Un evento si definisce estremo in base all’analisi dei dati registrati per descriverlo: ad esempio, temperatura, raffiche di vento, accumuli di pioggia. In sintesi, quando questi dati superano la climatologia tipica di un territorio si può parlare di evento estremo; si tratta, in un certo senso, di un evento che in quel luogo non ci si aspetta. Ben diverso è il trend climatico. Un evento meteorologico è un fenomeno singolo, legato alla variabilità meteo del momento, ciò che accade sopra le nostre teste; un trend climatico analizza invece come le grandezze meteorologiche si comportano su un arco temporale molto più lungo: l’Organizzazione Meteorologica Mondiale fissa in almeno trent’anni di dati la base per calcolare una media climatica, che poi diventa il riferimento. Un singolo evento, quindi, non può da solo determinare un trend climatico. È vero però il contrario: un singolo fenomeno meteorologico, come un’ondata di calore o un record registrato al suo interno, può inserirsi perfettamente in un trend climatico già in atto, quello verso il riscaldamento e l’estremizzazione dei fenomeni che stiamo osservando”.

Il caldo estremo non è soltanto una questione climatica o energetica: è anche un rischio sanitario. EuroMomo ha rilevato un aumento della mortalità complessiva in Europa a partire dalla settimana 26, precisando che i dati più recenti sono ancora soggetti a revisione.

Il punto, per chi si occupa di energia, è che questi numeri spostano il raffrescamento dalla categoria del comfort a quella dei servizi essenziali. Un condizionatore, in un appartamento abitato da una persona anziana durante un’ondata di calore, svolge la stessa funzione di protezione che d’inverno attribuiamo al riscaldamento.

Tuttavia, è bene ricordare che a livello globale il freddo è ad oggi circa 8-9 più letale del caldo.

Il caldo come fattore di domanda

Il 15 luglio, tra le 15 e le 16, la richiesta di potenza sulla rete italiana ha sfiorato i 58 GW: il valore più alto del 2026 secondo i dati provvisori di Terna, in aumento del 4,6% rispetto al picco del 2025. A spingere la domanda è stata soprattutto la climatizzazione.

Il dato non racconta soltanto un aumento dei consumi, ma anche un cambiamento nella curva della domanda elettrica. Il raffrescamento concentra infatti il fabbisogno in poche ore e in poche settimane dell’anno, mettendo contemporaneamente sotto pressione produzione e reti di distribuzione.

A questo si somma una componente di adattamento strutturale che riguarda l’Europa nel suo insieme: nei Paesi del Nord, storicamente privi di climatizzazione, la domanda di raffrescamento sta crescendo, su un patrimonio edilizio progettato per trattenere il calore, non per espellerlo.

Il caldo come fattore di offerta

L’aspetto meno intuitivo è che le stesse temperature che fanno salire la domanda riducono la capacità disponibile.

In Francia, durante l’ondata di calore i giugno, EDF ha dovuto fermare tre reattori e ridurre la potenza di altri otto perché la temperatura dell’acqua dei fiumi utilizzata per il raffreddamento ha raggiunto i limiti fissati dall’autorità di sicurezza nucleare, a tutela degli ecosistemi fluviali. Secondo RTE, l’ente che si occupa della trasmissione di elettricità in Francia, l’effetto complessivo è stato una riduzione di circa il 6% della potenza nucleare disponibile. Si tratta di limitazioni gestibili, che non hanno compromesso la copertura della domanda francese, ma che indicano una direzione: il parco termoelettrico e nucleare europeo è stato dimensionato su regimi idrologici e termici che stanno cambiando.

L’impatto sulle rinnovabili non è uniforme. La produzione idroelettrica dipende dalla disponibilità d’acqua, dalle precipitazioni e dall’accumulo nevoso; il fotovoltaico, invece, può offrire un importante contributo proprio nelle ore di maggiore irraggiamento.

Allo stesso fattore si aggiunge la contrazione delle rinnovabili: secondo una recente analisi di Ember sul Sud-Est asiatico, solare e eolico – anche in scenari di aumento del caldo estremo al 2030 – potrebbero vedere una riduzione della produzione entro ad un più contenuto 1%. A questo si aggiunge la randomicità dell’idroelettrico il cui contributo annuale alla generazione elettrica può variare di diversi punti percentuali a seconda della distribuzione di precipitazioni e di accumulo nevoso.

In questo scenario, il solare rappresenta il principale contrappeso. Secondo Ember, a giugno 2026 ha generato 52 TWh nell’Unione europea, pari al 25% della produzione elettrica mensile: per la prima volta ha coperto un quarto del mix europeo. Dall’inizio dell’anno, 18 Stati membri hanno inoltre registrato nuovi massimi mensili nella quota di elettricità prodotta dal sole. La sovrapposizione tra le ore di maggiore irraggiamento e quelle di maggiore domanda di raffrescamento è una delle poche coincidenze favorevoli di questo quadro. 

Resta però il nodo delle ore serali, quando la domanda di climatizzazione è ancora alta e la produzione solare è già in discesa. È in quelle ore che si formano i prezzi più elevati: il 20 luglio il PUN Index GME  ha registrato una media di  172.56 €/MWh, con un massimo giornaliero di 221,94 €/MWh . È esattamente lo spazio che gli accumuli sono chiamati a occupare, e su cui l’Italia, come osservavamo nel primo Energy Update, ha una delle pipeline più consistenti d’Europa.

Cosa significa per il sistema

Pianificazione

Il caldo estremo può far salire la domanda e ridurre la produzione disponibile nello stesso momento. Per questo non può più essere trattato come un’eccezione, ma come una condizione ricorrente da integrare nella progettazione degli impianti e, soprattutto, delle reti di distribuzione. Vale infatti per la capacità di generazione, ma soprattutto per le reti di distribuzione, dove le criticità di queste settimane si sono manifestate sotto forma di abbassamenti di tensione e interruzioni locali.

Flessibilità

Il problema non è il volume complessivo di energia richiesto dal raffrescamento, ma la sua concentrazione oraria. Accumuli e gestione intelligente della domanda possono distribuire meglio il fabbisogno nell’arco della giornata. L’Electrification Action Plan europeo indica la portata della sfida: passare dagli attuali 55 GW di capacità di accumulo a 200 GW entro il 2030.

Accesso al raffrescamento

Se il fresco diventa un presidio sanitario, il suo accesso  entra nel campo della politica pubblica.Chi vive in edifici inefficienti, non può sostenere il costo dell’impianto o della bolletta, oppure lavora all’aperto è anche più esposto agli effetti del caldo estremo. L’accesso al raffrescamento diventa così una nuova dimensione della povertà energetica.

Mitigazione è l’insieme delle azioni che riducono le emissioni di gas climalteranti; adattamento è l’insieme delle azioni che riducono gli impatti dell’estremizzazione climatica. Senza mitigazione le misure di adattamento non basterebbero mai; senza adattamento gli impatti del riscaldamento diventerebbero difficili da sopportare. Su edifici e città, la buona notizia è che ci sono tante azioni e tecnologie da mettere in campo: schermature solari esterne, colori chiari e isolamento termico; verde urbano e tetti verdi o riflettenti; depaving di cortili, aree condominiali e spazi”.
Serena Giacomin

Cosa osservare nei prossimi mesi

Tre elementi meritano attenzione nelle prossime settimane.

Il primo è l’andamento di agosto: con quattro ondate già alle spalle e un mese ancora pienamente estivo davanti, il picco di domanda del 15 luglio potrebbe non essere il massimo dell’anno.

Il secondo è la risposta degli accumuli: I dati orari delle prossime settimane permetteranno di capire quanto la nuova capacità di accumulo stia contribuendo a ridurre i picchi serali e a integrare la produzione solare.

Il terzo è l’evoluzione delle condizioni climatiche del prossimo anno. Diversi centri di previsione indicano lo sviluppo di un evento El Niño di intensità rilevante tra la fine del 2026 e il 2027: se confermato, l’effetto sulle temperature globali si sommerebbe al trend di fondo, con conseguenze dirette sui carichi di raffrescamento delle prossime estati.

Conclusione

Per anni il clima è stato considerato, nell’analisi energetica, una variabile esterna . L’estate 2026 ci sta mostrando che il caldo estremo è oggi un elemento che entra direttamente nel funzionamento del sistema elettrico: dalla domanda, alla produzione, fino ai prezzi. E richiede risposte progettuali, non emergenziali.

La transizione energetica, in questa prospettiva, ha una duplice funzione. Riduce le emissioni che alimentano il riscaldamento globale e fornisce gli strumenti – solare, accumuli, efficienza e flessibilità – per convivere con la parte di riscaldamento globale ormai inevitabile: mitigazione e adattamento sono due usi della stessa infrastruttura.

Fonti:

5 Agosto 2026 Share