Energy Update 4 – Caldo estremo, energia sotto pressione
Energy Update 4 – Caldo estremo, energia sotto pressione
Energy Updates
by Energia Corrente × eNextGen
I dati, i trend e le notizie che contano davvero per capire il mondo dell’energia.
In questo numero, realizzato con il contributo della fisica, meteorologa e climatologa
Serena Giacomin, direttrice scientifica di Italian Climate Network, analizziamo il legame
tra le ondate di calore dell’estate 2026 e il funzionamento del sistema elettrico.
L’estate 2026 mostra come le ondate di calore agiscano contemporaneamente su domanda, offerta e prezzi dell’elettricità.
L’Italia sta attraversando la quarta ondata di calore della stagione, descritta come la più intensa e la più lunga dell’estate: il bollettino del Ministero della Salute per oggi, 31 luglio, assegna il bollino rosso a 11 città e quello arancione ad altre 12. La precedente ondata, tra il 15 e il 22 luglio, aveva portato la stazione di Noto, in provincia di Siracusa, a 46.5 °C nel giorno più caldo: il team di eNextGen si trovava proprio lì in quei giorni. Per il SIAS, il servizio agrometeorologico regionale, è stata la seconda ondata di calore più intensa degli ultimi 25 anni in Sicilia, superata solo da quella del luglio 2023.
Non sono episodi isolati. Secondo il Copernicus Climate Change Service, giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato in Europa occidentale, con una temperatura media di 20.74 °C, +3.06 °C rispetto alla media 1991-2020. Su scala globale è stato il secondo giugno più caldo mai osservato. Il caldo estremo non cambia soltanto le nostre giornate. Sul sistema elettrico agisce su tre fronti contemporaneamente: aumenta la domanda, può limitare parte della produzione e mette sotto pressione i prezzi nelle ore più critiche.
Dopo il bilancio elettrico 2025 e la sicurezza energetica, affrontiamo quindi una forma di resilienza sempre più decisiva: quella climatica.
Il contesto climatico. Come risponde Serena Giacomin
Che cosa distingue le ondate di calore di questa estate da quelle di dieci o venti anni fa: intensità, durata, frequenza, temperature minime notturne?
“Negli ultimi vent’anni le ondate di calore sono diventate più frequenti, più lunghe e più intense. Si parla di ondata di calore quando per almeno cinque giorni di fila fa molto più caldo del normale in un determinato luogo e in quel periodo dell’anno: l’anomalia non è un numero fisso uguale per tutta Italia, ma si misura rispetto a ciò che quella zona ha sperimentato negli ultimi trent’anni. Tecnicamente, un’ondata di calore si definisce tale quando le temperature superano il 90° percentile: cioè livelli che, nei decenni passati, si sono verificati solo nel 10% dei casi. Il problema non riguarda solo il caldo diurno: sempre più spesso le temperature non scendono nemmeno di notte, con le cosiddette notti tropicali, quando il termometro resta sopra i 20°C e, ormai spesso, sopra i 25°C. A peggiorare le cose è il mare, che anche quest’anno presenta anomalie fino a 5-7°C oltre la norma: un mare così caldo non aiuta più a rinfrescare l’aria di notte come farebbe di solito, ed è uno dei motivi per cui il caldo non dà tregua nemmeno dopo il tramonto. Senza contare che un mare così caldo comporta anche altri impatti negativi, a livello di ecosistema e di energia disponibile in atmosfera per i temporali o le perturbazioni di passaggio”.
Perché il susseguirsi ravvicinato di quattro ondate è più significativo del singolo record assoluto?
“Un singolo record assoluto, per quanto significativo, può in parte rientrare nella normale variabilità meteorologica intrinseca all’atmosfera: è un evento isolato e resta tale. Avere invece quattro ondate di calore entro la prima decade di agosto, nella stessa stagione, come nell’estate 2026, racconta qualcosa di diverso: è descrivibile come un cambiamento sistemico, che genera una serie di impatti concatenati tra loro. Il susseguirsi ravvicinato di ondate di calore mette sotto stress la vegetazione e le risorse idriche, con un aumento dell’evapotraspirazione che porta la vegetazione in sofferenza e l’agricoltura in difficoltà. Cresce anche il rischio incendi, si riduce la disponibilità d’acqua e si aggrava la questione energetica, tra picchi di domanda e riduzione dell’offerta, come raccontate in questo articolo”.
Come si distingue correttamente un evento estremo da un trend climatico?
“Un evento si definisce estremo in base all’analisi dei dati registrati per descriverlo: ad esempio, temperatura, raffiche di vento, accumuli di pioggia. In sintesi, quando questi dati superano la climatologia tipica di un territorio si può parlare di evento estremo; si tratta, in un certo senso, di un evento che in quel luogo non ci si aspetta. Ben diverso è il trend climatico. Un evento meteorologico è un fenomeno singolo, legato alla variabilità meteo del momento, ciò che accade sopra le nostre teste; un trend climatico analizza invece come le grandezze meteorologiche si comportano su un arco temporale molto più lungo: l’Organizzazione Meteorologica Mondiale fissa in almeno trent’anni di dati la base per calcolare una media climatica, che poi diventa il riferimento. Un singolo evento, quindi, non può da solo determinare un trend climatico. È vero però il contrario: un singolo fenomeno meteorologico, come un’ondata di calore o un record registrato al suo interno, può inserirsi perfettamente in un trend climatico già in atto, quello verso il riscaldamento e l’estremizzazione dei fenomeni che stiamo osservando”.
Il caldo estremo non è soltanto una questione climatica o energetica: è anche un rischio sanitario. EuroMomo ha rilevato un aumento della mortalità complessiva in Europa a partire dalla settimana 26, precisando che i dati più recenti sono ancora soggetti a revisione.
Il punto, per chi si occupa di energia, è che questi numeri spostano il raffrescamento dalla categoria del comfort a quella dei servizi essenziali. Un condizionatore, in un appartamento abitato da una persona anziana durante un’ondata di calore, svolge la stessa funzione di protezione che d’inverno attribuiamo al riscaldamento.
Tuttavia, è bene ricordare che a livello globale il freddo è ad oggi circa 8-9 più letale del caldo.
Il caldo come fattore di domanda
Il 15 luglio, tra le 15 e le 16, la richiesta di potenza sulla rete italiana ha sfiorato i 58 GW: il valore più alto del 2026 secondo i dati provvisori di Terna, in aumento del 4,6% rispetto al picco del 2025. A spingere la domanda è stata soprattutto la climatizzazione.
Il dato non racconta soltanto un aumento dei consumi, ma anche un cambiamento nella curva della domanda elettrica. Il raffrescamento concentra infatti il fabbisogno in poche ore e in poche settimane dell’anno, mettendo contemporaneamente sotto pressione produzione e reti di distribuzione.
A questo si somma una componente di adattamento strutturale che riguarda l’Europa nel suo insieme: nei Paesi del Nord, storicamente privi di climatizzazione, la domanda di raffrescamento sta crescendo, su un patrimonio edilizio progettato per trattenere il calore, non per espellerlo.
Il caldo come fattore di offerta
L’aspetto meno intuitivo è che le stesse temperature che fanno salire la domanda riducono la capacità disponibile.
In Francia, durante l’ondata di calore i giugno, EDF ha dovuto fermare tre reattori e ridurre la potenza di altri otto perché la temperatura dell’acqua dei fiumi utilizzata per il raffreddamento ha raggiunto i limiti fissati dall’autorità di sicurezza nucleare, a tutela degli ecosistemi fluviali. Secondo RTE, l’ente che si occupa della trasmissione di elettricità in Francia, l’effetto complessivo è stato una riduzione di circa il 6% della potenza nucleare disponibile. Si tratta di limitazioni gestibili, che non hanno compromesso la copertura della domanda francese, ma che indicano una direzione: il parco termoelettrico e nucleare europeo è stato dimensionato su regimi idrologici e termici che stanno cambiando.
L’impatto sulle rinnovabili non è uniforme. La produzione idroelettrica dipende dalla disponibilità d’acqua, dalle precipitazioni e dall’accumulo nevoso; il fotovoltaico, invece, può offrire un importante contributo proprio nelle ore di maggiore irraggiamento.
Allo stesso fattore si aggiunge la contrazione delle rinnovabili: secondo una recente analisi di Ember sul Sud-Est asiatico, solare e eolico – anche in scenari di aumento del caldo estremo al 2030 – potrebbero vedere una riduzione della produzione entro ad un più contenuto 1%. A questo si aggiunge la randomicità dell’idroelettrico il cui contributo annuale alla generazione elettrica può variare di diversi punti percentuali a seconda della distribuzione di precipitazioni e di accumulo nevoso.
In questo scenario, il solare rappresenta il principale contrappeso. Secondo Ember, a giugno 2026 ha generato 52 TWh nell’Unione europea, pari al 25% della produzione elettrica mensile: per la prima volta ha coperto un quarto del mix europeo. Dall’inizio dell’anno, 18 Stati membri hanno inoltre registrato nuovi massimi mensili nella quota di elettricità prodotta dal sole. La sovrapposizione tra le ore di maggiore irraggiamento e quelle di maggiore domanda di raffrescamento è una delle poche coincidenze favorevoli di questo quadro.
Resta però il nodo delle ore serali, quando la domanda di climatizzazione è ancora alta e la produzione solare è già in discesa. È in quelle ore che si formano i prezzi più elevati: il 20 luglio il PUN Index GME ha registrato una media di 172.56 €/MWh, con un massimo giornaliero di 221,94 €/MWh . È esattamente lo spazio che gli accumuli sono chiamati a occupare, e su cui l’Italia, come osservavamo nel primo Energy Update, ha una delle pipeline più consistenti d’Europa.
Cosa significa per il sistema
Pianificazione
Il caldo estremo può far salire la domanda e ridurre la produzione disponibile nello stesso momento. Per questo non può più essere trattato come un’eccezione, ma come una condizione ricorrente da integrare nella progettazione degli impianti e, soprattutto, delle reti di distribuzione. Vale infatti per la capacità di generazione, ma soprattutto per le reti di distribuzione, dove le criticità di queste settimane si sono manifestate sotto forma di abbassamenti di tensione e interruzioni locali.
Flessibilità
Il problema non è il volume complessivo di energia richiesto dal raffrescamento, ma la sua concentrazione oraria. Accumuli e gestione intelligente della domanda possono distribuire meglio il fabbisogno nell’arco della giornata. L’Electrification Action Plan europeo indica la portata della sfida: passare dagli attuali 55 GW di capacità di accumulo a 200 GW entro il 2030.
Accesso al raffrescamento
Se il fresco diventa un presidio sanitario, il suo accesso entra nel campo della politica pubblica.Chi vive in edifici inefficienti, non può sostenere il costo dell’impianto o della bolletta, oppure lavora all’aperto è anche più esposto agli effetti del caldo estremo. L’accesso al raffrescamento diventa così una nuova dimensione della povertà energetica.
”Mitigazione è l’insieme delle azioni che riducono le emissioni di gas climalteranti; adattamento è l’insieme delle azioni che riducono gli impatti dell’estremizzazione climatica. Senza mitigazione le misure di adattamento non basterebbero mai; senza adattamento gli impatti del riscaldamento diventerebbero difficili da sopportare. Su edifici e città, la buona notizia è che ci sono tante azioni e tecnologie da mettere in campo: schermature solari esterne, colori chiari e isolamento termico; verde urbano e tetti verdi o riflettenti; depaving di cortili, aree condominiali e spazi”.
Serena Giacomin
Cosa osservare nei prossimi mesi
Tre elementi meritano attenzione nelle prossime settimane.
Il primo è l’andamento di agosto: con quattro ondate già alle spalle e un mese ancora pienamente estivo davanti, il picco di domanda del 15 luglio potrebbe non essere il massimo dell’anno.
Il secondo è la risposta degli accumuli: I dati orari delle prossime settimane permetteranno di capire quanto la nuova capacità di accumulo stia contribuendo a ridurre i picchi serali e a integrare la produzione solare.
Il terzo è l’evoluzione delle condizioni climatiche del prossimo anno. Diversi centri di previsione indicano lo sviluppo di un evento El Niño di intensità rilevante tra la fine del 2026 e il 2027: se confermato, l’effetto sulle temperature globali si sommerebbe al trend di fondo, con conseguenze dirette sui carichi di raffrescamento delle prossime estati.
Conclusione
Per anni il clima è stato considerato, nell’analisi energetica, una variabile esterna . L’estate 2026 ci sta mostrando che il caldo estremo è oggi un elemento che entra direttamente nel funzionamento del sistema elettrico: dalla domanda, alla produzione, fino ai prezzi. E richiede risposte progettuali, non emergenziali.
La transizione energetica, in questa prospettiva, ha una duplice funzione. Riduce le emissioni che alimentano il riscaldamento globale e fornisce gli strumenti – solare, accumuli, efficienza e flessibilità – per convivere con la parte di riscaldamento globale ormai inevitabile: mitigazione e adattamento sono due usi della stessa infrastruttura.
Fonti:
- Copernicus Climate Change Service, bollettini mensili sulle temperature europee e globali, giugno 2026
- Terna, dati provvisori sulla punta di fabbisogno del 15 luglio 2026 (ANSA, 16 luglio 2026)
- Ember, A quarter of EU power came from solar for the first time in June
- EuroMomo, monitoraggio della mortalità in eccesso, settimana 22-28 giugno 2026
- Politico, stima dei decessi in eccesso in sei Paesi europei, giugno 2026
- RTE ed EDF, indisponibilità nucleare per temperatura dei fiumi e produzione idroelettrica
- SIAS – Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano, temperatura massima di Noto del 22 luglio 2026 e intensità dell’ondata 15-22 luglio (ripresi da SiracusaOggi, 26 luglio 2026)
- Ministero della Salute, bollettino sulle ondate di calore del 31 luglio 2026 (11 città in bollino rosso, 12 in arancione; lista ripresa da meteo.it)
- Gestore dei Mercati Energetici (GME), andamento del PUN, luglio 2026
- Commissione europea, Electrification Action Plan, 17 luglio 2026